21.10.2016

Il trolley oltre allo zaino

21.10.2016

Il trolley oltre allo zaino

“Ciao, mi chiamo Riccardo Mantero, e sono uno zainista”, di solito iniziano così i discorsi di quelli che hanno delle dipendenze e si presentano per la prima volta ai gruppi di auto-sostegno. E in
effetti, io forse dovrei anche farlo, perché lo ammetto, sono un tossicodipendente dell’oggetto “zaino”; ho cominciato da piccolo, come molti, assumendone una modica quantità, il classico Invicta a due colori per portare i libri a scuola, e da lì è stata un escalation mostruosa alla quale non ho saputo oppormi né mettere un freno. Ho comprato e fatto uso di zaini di ogni genere: grandi, piccoli, pesanti, leggeri, da montagna, da snowboard, zaini sportivi, da viaggio, e anche da soccorso, zaini minuscoli e zaini che contengono zaini, e poi, ovviamente, tutti quelli fotografici, quelli per un corpo macchina, per due, per un corpo macchina con battery pack e poi per portare più aggeggi contemporaneamente, a tracolla, col separatore, impermeabili, in kevlar le cui specifiche dichiarano che “possono resistere addirittura ad un colpo di proiettile da guerra figuriamoci ad un urto” e avanti così, al punto che un mio amico, prendendomi in giro a tavola e suscitando l’ilarità generale di chi mi conosceva, ha definito la mia una disciplina quasi olimpica, lo “zainismo estremo”. Quindi, potete immaginarvi il mio stupore, e probabilmente un po’ il mio scetticismo quando Manfrotto mi ha proposto di provare sul campo un trolley. Un trolley? non ho mai pensato a un trolley per l’attrezzatura fotografica, nel trolley ci metto i vestiti quando vado in viaggio non gli obiettivi! Però spinto più dalla curiosità e dall’amore per la sfida, che dall’opportunità, ho deciso di dare una possibilità a questo “alieno” nella mia collezione di borse da trasporto.

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Il Pro Light reloader-55 è arrivato imballato in uno scatolone marchiato Manfrotto e avvolto in un sacco di nylon trasparente, non appena scartato la prima particolarità che salta immediatamente
all’occhio è che il produttore ha curato molto la robustezza dei componenti; infatti, il trolley è dotato di belle cerniere forti e con grandi cursori che ne facilitano la manovrabilità nelle frequentissime fasi di apertura e chiusura, i cursori, una volta chiusa la cerniera principale, trovano il loro alloggiamento in un lucchetto a combinazione di tipo TSA dall’aria solida e compatta; quindi dispone di due spesse maniglie situate ai lati opposti, una nella parte superiore ed una nella parte inferiore, quest’ultima addirittura in metallo, che ne facilitano il sollevamento con due braccia in caso di carico in bagagliai o sollevamenti sopra all’altezza del bacino, e una terza maniglia sul lato lungo, che serve a sollevarlo e trasportarlo come una normale valigia. Il comparto ruote è di prima categoria, sono grandi, robuste e gommate, adatte ad essere trascinate non solo lungo i pavimenti perfetti degli aeroporti ma anche su terreni un po’ più dissestati tipo l’asfalto tutto a buchi delle stradine di campagna (e non solo) che spesso mi ritrovo a calpestare, le ho addirittura provate in un campo incolto e si sono comportate egregiamente. Infine, la maniglia telescopica del trolley, che a un primo acchito sembra delicata, ma è solo una sensazione data dal fatto che é fatta di alluminio e quindi molto leggera, ma nel contempo offre una grande robustezza ed ergonomia. Il meccanismo di sgancio, estensione e chiusura è fluido e omogeneo, senza scatti o impedimenti, caratteristica che ci si può tranquillamente aspettare dal produttore dei migliori cavalletti telescopici al mondo. Il materiale che compone le parti esterne del trolley è ovviamente nylon della stessa ottima qualità che ho già provato in altri zaini e borse Manfrotto, tessuto con diverse trame, spessori e rinforzato a seconda delle zone e delle sollecitazioni che dovranno sopportare le stesse. La parte esterna vede anche diverse tasche, una frontale, che contiene due scomparti porta PC e porta tablet, nei quali ho alloggiato comodamente il mio Mac Book Air (ma ci sta anche un pro da 15”) e il mio iPad Pro da 9” con tastiera dedicata collegata. Quindi una tasca laterale che, al momento della consegna, contiene la sacca anti pioggia/polvere; oggetto utilissimo quando si affrontano condizioni un po’ più estreme del solito (mare e deserti) e si vuole mantenere il corredo quanto più all’asciutto e al pulito. Sopra alla tasca laterale è inoltre possibile agganciare anche un cavalletto mediante un sistema di cinghie (in dotazione); il che rende il Pro Light reloader-55 un prodotto completo e idonea al trasporto di parecchi accessori “corollari” alle classiche lenti e corpi macchina.

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Veniamo all’interno; una volta aperto si notano subito le due sezioni principali, ovvero la parete dietro al “portellone” principale, dotata di numerose tasche, quasi tutte trasparenti per vederne il
contenuto al volo, e chiuse ermeticamente da cerniere, e la parte di contenitore vero e proprio di cui salta all’occhio subito la ricchezza di separatori imbottiti, in due colori, grigi e rossi che li differenziano per lo spessore; rossi più spessi e morbidi, e grigi più sottili e un po’ meno ingombranti e flessibili. Sono tutti dotati di strisce di velcro nelle parti inferiori e laterali, il che, per la
libidine dei più maniaci, (uno a caso: me) garantisce infinite possibilità di configurazione, personalizzazione, e adattamenti per alloggiare questo o quell’accessorio iniziando dalla lente col
paraluce mostruoso, passando per “quelle scatolette dei filtri che non sai mai dove metterle maledetto a quello che le ha disegnate con quel lato sghembo”, gli hard disk, le memory card, i
tappi, i moltiplicatori di focali, le lenti “prime”, gli zoommoni, i grandangoloni dal paraluce strano, il fisheye che se non ce l’hai sei un pazzo ma se ce l’hai non sai perché ce l’hai; la boccetta di
liquido per pulire gli obiettivi, la pompetta antipolvere, gli straccetti in microfibra, duecento tipi di cavi diversi, i trigger, e avanti così, chi più ne ha più ne metta, tanto ci sta!

Infatti questa è la caratteristica principale del Pro Light reloader-55, ci sta tutto!

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Finalmente, e per la prima volta nella mia carriera secolare di “zainista estremo”, mi sono tolto lo sfizio di mettere nello stesso bagaglio ben due corpi macchina full frame, una Nikon D800 e una
Nikon D810, “pronte allo scatto”, quindi con i battery pack montati e con innestate le due lenti che uso di più in assoluto, e cioè il Nikon 70-200 f/4 e il Nikon 16-35 f/4, senza dover smontare tutto
come facevo con lo zainone da trasporto. Oddio, ecco che la mia “addiction da zaino” comincia a vacillare.

Vediamo la comodità della soluzione; ho potuto provare il trolley sul campo durante qualche breve uscita fotografica, non ancora nei viaggi lunghi, ma se il buongiorno si vede dal mattino, le rose
fioriranno. Intanto sta comodamente in qualunque bagagliaio: dalla mia “due posti secchi” a far compagnia al drone, a macchine con bagagliai più grandi e “affollati”; una volta piazzato, è comodo
da raggiungere, aprire e quindi operare al suo interno. Per chi, come me, ma credo come molti fotografi, pianifica gli scatti, la soluzione “metto tutto in macchina, vado, scendo, scatto e mi
sposto” spesso è l’ideale. Infatti capita molto di frequente che vada sugli spot (chiaramente quelli raggiungibili con la macchina) con tutta l’attrezzatura disponibile al seguito, e poi decida il da farsi
a seconda delle condizioni che trovo, selezionando di volta in volta il kit che reputo più opportuno; stesso discorso vale per le volte che vado a far qualche foto “su richiesta”, evento, festa o location, ovvero occasioni dove la mobilità continua non è una prerogativa del lavoro.

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Per quanto riguarda le trasferte a lungo raggio aviotrasportate (tipo le due che ho recentemente affrontato in India e Nevada/California), penso risulti essere un ottimo compagno di viaggio se
accompagnato da uno zainetto “lightweight” da usare come “tender”, in quanto, normalmente, le principali compagnie di bandiera, oltre al bagaglio da stiva, non fanno storie per un trolley delle
dimensioni di un bagaglio a mano (e il Pro Light reloader-55 lo è a tutti gli effetti) accompagnato da uno zainetto di dimensioni contenute. Questa possibilità finalmente mi abilita a portare con me tutto il materiale necessario e anche quello (apparentemente) non necessario, per poi caricare tutto nel bagagliaio dell’auto a noleggio del caso e quindi attrezzare lo zainetto lightweight in caso di escursione senza auto magari un po’ più lunga del solito. (Fiuuu, ho salvato il mio zainismo in extremis, ma ora devo comprarmene uno lightweight o, magari, Manfrotto ne ha uno da farmi
testare).

Quindi, in conclusione, che aggiungere sul reloader-55? Pregi sicuramente e difetti forse un paio. Ricapitolando i pregi, che penso di aver illustrato a sufficienza, robustezza, ergonomia, comodità,
agibilità, capienza e qualità dei materiali (insomma, tutti quelli fondamentali per una borsa da trasporto). Migliorie possibili? Beh, tutto lo è, e a mio avviso ne ho notate due, piccole, uno: la
mancanza di un portapenne, o meglio, all’interno nella parte del “portellone” verso il basso c’è qualcosa che può ricordare un astuccio, ma se ci fosse qualcosa nella zona “iPad/MacBook” sarebbe meglio, ci terrei lo stilo dell’iPad pro e qualche penna, che ad esempio, servono sempre per compilare quei maledetti foglietti per l’immigrazione. E il secondo, è la chiusura TSA, la trovo
un pochino ridondante, perché non so voi, ma se le mie macchine fotografiche non salgono con me in aereo, beh, non ci salgo neppure io; da sole non viaggiano mai, quindi sono sempre presente per sbloccare la combinazione in caso di richiesta da parte della sicurezza di questo o di quel paese.

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Tuttavia, come vedete, le “cose che avrei fatto io”, sono poche e sicuramente veniali, magari migliorabili nelle prossime versioni, o magari lo sono solo per un vecchio “zainista” bisbetico e
cronico come me, che comunque, da viaggiatore esigente, può consigliarvi l’acquisto del Pro Light reloader-55 a occhi chiusi, cosciente che non ne resterete delusi. Insomma, il trolley non mi ha completamente guarito dalla tossicodipendenza da zaino, ma mi ha fornito una validissima novità!

Riccardo Maria Mantero, classe 1971, laurea in informatica e esperienza professionale presso le principali società del settore; da sempre affascinato dal mondo e dalle sue immagini, viaggia per passione e fotografa per vocazione e per ricordarsi dove è stato. Numerosi suoi lavori sono stati selezionati da riviste del settore e da alcuni famosi brand e siti specializzati.

Pur avendo iniziato dalla pellicola passando per diversi marchi, tra cui la prima Kodak a 7 anni, dopo il passaggio al digitale fotografa con corpi Nikon della serie D8XX che porta sempre con sé durante tutti i suoi spostamenti.

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