01.12.2015

Il mio viaggio preferito

01.12.2015

Il mio viaggio preferito

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Negli ultimi anni, attraverso il mio percorso fotografico e di studi, sono giunto alla conclusione che uno dei migliori viaggi che si possa fare durante la vita è quello nella propria terra. L’elemento fondamentale per compiere questo viaggio è la capacità di osservare ogni luogo, le cose più semplici e banali, con occhi diversi, con la voglia di scoprire particolari e dettagli nascosti. Questo è quell’elemento che trasportato in una fotografia fa si che essa parli da sola.

Ho la fortuna di essere nato e cresciuto in Sardegna, una terra che ha davvero tanto da raccontare e nonostante tutto siamo abituati a vedere solo attraverso le varie foto che la descrivono come un paesaggio estivo fatto di spiagge e turisti. Il mare azzurro e trasparente e i tramonti che si possono ammirare, non hanno nulla da invidiare ad altri panorami sparsi per il mondo, ma a volte è difficile apprezzare quello che si ha davanti ai propri occhi quotidianamente.

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Da qualche anno sto portando avanti un progetto, un racconto fotografico sulle coste della mia isola. Cerco di realizzare una serie di immagini che non parlino solo di mare ma anche di un paesaggio in cui enfatizzo i particolari studiando le trasformazioni che quel luogo può aver subito nel tempo, sfruttando alcuni dei concetti appresi durante i miei studi in Architettura. La macchina fotografica è lo strumento che mi aiuta a catalogare quello che i miei occhi osservano e ad identificare i luoghi che visito.

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È utile creare una catalogazione tramite cartelle sul nostro pc, ma non basta, bisogna localizzare e saper riconoscere i luoghi visitati. Per questo motivo uso sempre una cartina geografica; riportare i punti da cui scatto mi sarà utile quando andrò a visitare quel luogo, per capire le modifiche del territorio.

Si parla di fotografie in cui il soggetto è il paesaggio, in certi casi è facile crearne di splendide, ma è importante decidere le inquadrature giuste.

Un consiglio utile può essere quello di fermarsi ad osservare, cercando con il proprio occhio di creare la fotografia prima ancora di usare una macchina fotografica. In secondo luogo è importante non aver fretta, ma lasciare che il paesaggio ci aiuti a trovare quel momento importante per cui vale la pena soffermarsi.

Una borsa, una macchina fotografica, un obiettivo con un’angolazione ampia ed un cavalletto, qualche filtro (ad esempio un Nd per creare delle lunghe esposizioni durante il giorno ed un polarizzatore per esaltare la saturazione della scena) fanno parte del bagaglio che ogni viaggiatore dovrebbe portare con sè, se poi si ha intenzione di scattare fotografie ad animali e vegetazione saranno preferibili un obiettivo zoom ed uno macro.

Il passo successivo è scegliere il punto da dove scattare una fotografia. Utilizzo spesso una visione ad altezza uomo per esprimere le proporzioni naturali.

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Il mio compagno di viaggio preferito è diventato il mio treppiedi, con il quale eseguo un’osservazione lenta della scena; allo stesso tempo cerco di tenere a mente ed applicare alcuni accorgimenti per me fondamentali. Tra questi l’orizzonte dritto, che possiamo scegliere di impostare a metà dell’inquadratura, ad 1/3 o a 2/3, sia che si scatti in orizzontale che in verticale.

Da un punto di vista tecnico, se si vuole una messa a fuoco su tutta l’area va impostata l’apertura dell’obiettivo tra f/11 e f/16, non oltre e non meno. Nel caso di f/11, perchè al di sotto si potrebbe mettere a fuoco un punto che abbiamo vicino non dando importanza al resto della scena, o nel caso di f/16 si può creare il problema della diffrazione e quindi avere meno nitidezza dell’immagine realizzata.

Quello che mi piace leggere in una mia fotografia è la descrizione del luogo, l’atmosfera che si crea e la sensazione che mi può dare, mettendo in risalto la materia architettonica, che possa essere un movimento dell’onda o la roccia di una particolare forma. Queste sono le cose più preziose che mi piace portare a casa ogni volta che viaggio per la mia isola.

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Da qualche tempo a questa parte ho iniziato a scattare foto sott’acqua. Ricerco in particolar modo la presenza della mezzeria che divide la visione tra il mare e il territorio che possiamo osservare al di fuori di esso.

Che serva a far conoscere i nostri viaggi tramite i social network, tramite blog, o anche solo  che ci interessi archiviare il materiale e farci una nostra storia, è importante trovare un nostro stile ed un nostro modo di vedere e fotografare le cose. La fotografia in sé è già un racconto, spetta a noi interpretarlo e saperlo narrare.

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Il materiale per addentrarvi nello studio della fotografia non manca, viviamo in un’era digitale dove tutto è alla nostra portata, abbiamo un potere di far valere il nostro lavoro che fino a dieci anni fa non esisteva, ora possiamo conoscere e farci conoscere per quello che creiamo e per quello che vogliamo esprimere.

È giusto studiare ed apprezzare il lavoro delle altre persone, ma la vera scoperta e la vera sfida sta nell’imparare ad usare i propri occhi, perché ogni sguardo vede e sente cose differenti, anche e forse soprattutto attraverso la macchina fotografica.

La fotografia può raccontare la vostra storia, io ho provato a raccontarvi la mia ed il motivo per il quale amo quest’isola e la fotografia stessa. Se siete all’inizio non disperate, le cose da imparare sono da tante, anzi probabilmente sono infinite per tutti quelli che non si stancano mai di esplorare e scoprire cose nuove.

Cédric Dasesson

Cédric Dasesson è un fotografo professionista che tramite i suoi studi in architettura riscopre l’amore per la propria terra. Questo lo porta ad affrontare un lungo percorso attraverso la fotografia concettuale ed architettonica del paesaggio, in particolar modo sull’acqua e sul mare, e a raccontare storie composte da elementi semplici.

Il suo canale principale di pubblicizzazione è instagram attraverso il quale lavora con diversi magazine e brand conosciuti a livello internazionale.

Sito web: www.cedricdasesson.com

Facebook: Cédric Dasesson

Instragram: @cedricdasesson

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