10.12.2015

Uno sguardo sulla costa atlantica

10.12.2015

Uno sguardo sulla costa atlantica

Un profumo di pasteis mi accompagna alla fermata del treno in direzione per Cascais. È una giornata coperta, perfetta per fare delle fotografie lungo la costa atlantica.

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Cascais è una cittadina situata sulla parte occidentale di Lisbona distante da essa 25 km, facilmente raggiungibile in treno. Per me è la prima volta in Portogallo e non posso perdermi un giro sul litorale.

Arrivato in stazione mi ritrovo quasi davanti alla spiaggia. Avevo sentito parlare di un servizio di bike sharing dove basta registrarsi sul posto tramite un documento, ma bisogna arrivare presto, perché le bici a disposizione non sono molte ed i turisti a luglio sono tanti.

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Alle 8:15 ho già fatto tutto e posso usare la bici fino alle 18:30. Una borsa comoda, un asciugamano, una macchina fotografica ed un treppiede per le mie fotografie lente e pensate.

In assenza totale di vento si respira un’aria tranquilla e serena, ci sono poche persone in spiaggia e le stazioni balneari son pronte a ricevere una nuova giornata estiva, nonostante essa si presenti coperta da una leggera nebbia.

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La mia idea è chiara: riuscire a spingermi il più lontano possibile, lungo il litorale, fotografando territori conosciuti solo tramite internet. Esiste solo un modo per immedesimarsi nei luoghi ed è quello di percorrerli fisicamente per capirne i profumi e le sensazioni.

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Dopo aver visto la prima spiaggia, quella davanti alla stazione, il percorso prosegue lungo la cittadina dai vicoli percorribili prevalentemente a piedi. Le azulejos dai colori inconfondibili non possono mancare. Queste mattonelle smaltate hanno la particolarità essere accostate tra loro in modo apparentemente casuale, e catturano gli occhi di chiunque anche per i loro colori suggestivi che disegnano tutta la cittadina e la rendono particolare.

Da questi vicoli mi ritrovo in una spiaggia piccola ed accogliente per la sua forma concava data dalla scogliera che circonda l’intera città. Ad attirare la mia attenzione è il rumore del movimento lento dell’acqua dato da due signore che camminano in riva, rimbombando su quelle cavità rocciose ricoperte dalla vegetazione, accompagnato da un gioco di riflessi che riempie ancora di più la mia curiosità di continuare quella passeggiata in bici alla scoperta di nuove sensazioni. La strada prosegue in una salita che si affaccia direttamente su un’altra spiaggia dove i pescatori tornano con il loro pescato giornaliero.

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La nebbia diventa più fitta e il sole disegna una grande palla in mezzo al cielo. La scogliera si fa più frastagliata e a strapiombo e nel mare si inizia a non percepire più la linea dell’orizzonte. Vedo un gruppo di persone che si dirige verso una gradinata, davanti ad uno dei pochi bar lungo la strada. Alla fine di quei gradini lo spettacolo è sorprendente: si riesce a percepire la costa in tutta la sua lunghezza in un’atmosfera che la rende quasi sospesa nell’aria.

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Proseguendo, le salite aumentano e sembra di vivere una di quelle storie fantastiche dove il tempo si ferma e il panorama diventa surreale, quasi metafisico, reso ricco dalle particolari forme naturali abbinate a qualche intervento dell’uomo che mi riporta alla realtà.

Mi rendo conto che vorrei fermarmi ogni 100 metri, perché il territorio ha la capacità di modificarsi in continuazione, ma cerco di limitarmi solo a quando questo è necessario.

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Immaginatevi un’unica strada lunga, dove ogni affaccio ha un vicolo naturale scavato in mezzo alla scogliera che racconta un luogo totalmente diverso da quello precedente.

Uno di questi anfratti mi porta in una discesa fatta di parecchi gradini. Carico in spalla la bici e scendo lungo questo vicolo. Arrivato in fondo mi ritrovo davanti ad un cancello in ferro battuto rovinato dalla salsedine, mi affaccio e la discesa continua in una distesa infinita di rocce, dalle quali posso osservare il litorale dal basso verso l’alto.

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La mia ossessione per la costa e il mare viene alimentata ancora una volta da questo spettacolo.

È tutto calmo, come sono calmi i miei movimenti per aprire il treppiede, e montare la macchina fotografica sopra. Lo scatto è lungo, raccoglie il movimento delle poche onde con una forte prevalenza di colori poco saturi dovuti alla luce soffusa creata dalla nebbia.

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Il viaggio che mi aspettavo ha preso una piega non solo di curiosità, ma di un racconto fiabesco.

Le rocce sempre più scure ed appuntite disegnano nella mia mente un passaggio di grosse onde.

Perdo il mio tempo in quella nebbia che diventa talmente fitta da non vedere quasi più nulla anche a distanza di tre metri. Avanzo fino a raggiungere un paesaggio fatto solo di rocce a strapiombo sul mare e spiaggia.

Proseguo verso quella discesa, le onde crescono ma il vento è sempre assente.

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Mi butto in mezzo al mare freddo, è una pausa lenta e calma, alle mie spalle la grande scogliera che ho percorso si tramuta in forme fantasiose fatte di facce e di animali scavati nella roccia dal mare.

Sono talmente preso dalle emozioni, che l’ora di pranzo è passata da parecchio tempo.

Cammino in cerca di un posto dove potermi fermare a mangiare qualcosa, solo allora noto che la costa si riduce sempre di più lasciando spazio alle spiagge e a una distesa di dune che mischiandosi alla nebbia creano una sensazione di pace.

Osservo il mare che disegna, con le onde, delle forme che sembrano quadri astratti in questa distesa di giallo saturo.

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Il tempo di mangiare ed è il momento di tornare indietro. Più mi avvicino nuovamente al centro abitato e più il sole apre questa giornata che fino ad ora era stata cupa. Arrivo alla stazione dove noto che la città rispetto alla mattina si è riempita di turisti, e che tutti sono in acqua per sopportare quel caldo che prima non avevo sentito.

Il ritorno è sempre triste, ma forse è questo il bello dei viaggi: rimane il ricordo delle sensazioni e la documentazione delle fotografie scattate.

Non conosco il nome di quelle spiagge e dei posti che ho visitato, forse perché non mi ha mai interessato saperlo. Mi porto dietro la sicurezza di aver visto dei luoghi che non mi sarei mai immaginato.

Ho voluto raccontarvi questa mia storia non solo per rendervi partecipi delle mie sensazioni, ma anche per farvi capire quanto sia importante vedere con i propri occhi i luoghi e interpretarli attraverso la macchina fotografica.

Non esiste un manuale per scattare le fotografie dei nostri viaggi, spetta a noi cogliere le particolarità ed i dettagli.

Con questo testo ho voluto condividere con voi come la mia ossessione per il mare abbia il sopravvento nei miei racconti e spero che possiate prenderne spunto per un vostro viaggio o  progetto futuro.

Cédric Dasesson

Fotografo professionista che tramite i suoi studi in architettura riscopre l’amore per la propria terra. Questo lo porta ad affrontare un lungo percorso attraverso la fotografia concettuale ed architettonica del paesaggio, in particolar modo sull’acqua e sul mare, e a raccontare storie composte da elementi semplici. Il suo canale principale di pubblicizzazione è instagram attraverso il quale lavora con diversi magazine e brand conosciuti a livello internazionale.

Sito web: www.cedricdasesson.com
Facebook: Cédric Dasesson
Instragram: @cedricdasesson

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