01.03.2018

Luce sul lago

written by:
Philip Thurston

01.03.2018

Luce sul lago

Un articolo di Philip Thurston, Manfrotto ambassador.

L’Australia è un grande luogo. Un luogo davvero grande. Quando si pensa all’Australia, ci sono immagini caratteristiche che vengono in mente: la terra rossa, l’oceano blu e alcuni canguri che saltellano da qualche parte a metà strada, ma, in realtà, l’Australia è incredibilmente varia dal punto di vista geografico. Inoltre, a seconda della costa su cui vi trovate, vi può essere una enorme distanza tra l’oceano blu e la terra rossa.

Noi fotografi viaggiamo per lunghe distanze spinti da una visione, da una storia, oppure in questi tempi moderni da un po’ di navigazione su Google Earth! Ma quando siamo arrivati in questo lago nel mezzo dell’Outback del sud-ovest australiano, la ricerca e le voci non sono stati all’altezza di quanto mozzafiato il posto fosse realmente.

Dopo un’intera giornata in auto, la nostra Land Rover climatizzata è giunta alla fine di questo sentiero fuoristrada che ci ha portato a un’angolatura elevata, da dove si domina il lago che attendevamo e immaginavamo da molto tempo. Ho aperto la portiera con impazienza, solo per essere investito da un’ondata di calore a 40 gradi, intensificata dal clima secco e polveroso per cui l’Outback australiano è tanto famoso. Ho camminato fino al ciglio e ho avuto la prima visione del sistema lacustre di Menindee, un vero spettacolo dello sfarzo della natura. Di fronte a noi stava un vasto lago d’acqua, il cui colore era di un blu latte, dal limo e intorno alle rive del lago si disperdeva una rada foresta di alberi morti. Era come un cimitero inondato di un bosco un tempo enorme. Eppure, per quanto senza vita fosse la realtà di tutto ciò, aveva intorno a sé un senso di incredibile aura e atmosfera. Il lago in realtà è stato fatto dall’uomo e serve come riserva idrica per il sistema fluviale del Darling. Tuttavia, farei fatica a spiegare la presenza degli alberi e il perché siano cresciuti in quel luogo.

Avevamo pianificato di accamparci vicino al lago quella sera e le nuvole turbinanti e nebbiose che si stavano formando all’orizzonte di un tale cielo blu infinito davano una buona indicazione sul fatto che, una volta giunto il tramonto, ci sarebbe stato uno spettacolo di luce. Preparandomi per la speranzosa previsione, mi sono gettato addosso il mio
zaino Bumblebee di Manfrotto
, ho afferrato il 
treppiede Manfrotto 190go in fibra di carbonio
e ho guadato le acque limacciose per perlustrare ed esplorare questa nuova location. Non potevo vedere a più di pochi pollici dentro l’acqua e la mia mente ha iniziato a porsi domande del tipo “cosa mai potrebbe esserci in quest’acqua” e “sarà sicura?”. Ciò nonostante, la mia ansia nei confronti dell’ignoto non ha sottratto molto al fascino che mi pervadeva nell’ambiente circostante. Mi sono spostato molto lentamente nell’acqua, inciampando ogni tanto su ciocchi e alberi che giacevano nascosti appena sotto la superficie, il che ha reso un po’ frustrante provare a trovare gli angoli e le composizioni migliori.

In quanto a fotografare il luogo, mi sembrava all’inizio che fosse uno sforzo soverchiante decidere dove puntare la fotocamera, ma dopo aver trascorso un po’ di tempo sul posto mi sono reso conto che ogni albero aveva un carattere peculiare, come una comunità di popolo delle piante, alcuni più interessanti di altri, ma ognuno assolutamente unico. Ho iniziato quindi a isolare quelli che attraevano di più la mia attenzione, lavorando con le angolature per farli spiccare dagli altri. Era una sfida, ma ero nel mio luogo felice, con la fotocamera in mano, quindi la sfida è stata piuttosto gradevole.

Mentre il sole iniziava ad abbassarsi, il cielo si è lentamente trasformato in sfumature di ambra e arancione, il caldo si è affievolito e il mio entusiasmo è aumentato. Una problematica con la fotografia di paesaggi in particolare è che puoi viaggiare per mille miglia per giungere a destinazione, ma la natura fa comunque ciò che vuole, con totale disprezzo nei confronti dei nostri piani di viaggio e sforzi. Possiamo solo sperare che la natura venga alla festa con la bellezza che è così capace di ostentare. Può essere stressante, ma ho imparato a seguire semplicemente la corrente; non c’è nulla che possiamo fare per cambiare le carte che la natura distribuisce in un dato giorno. A nostro vantaggio, comunque, mentre si approssimava la sera, il cielo è esploso in una focosa gamma di colori dorati e motivi turbinanti di nubi, riflettendosi sulla superficie lattea del lago e creando un’inquadratura piena di figure contrastanti racchiuse da un cerchio di fuoco. Avendo perlustrato l’area in anticipo e avendo acquisito familiarità con alcuni singoli alberi, la mia frenesia di “ottenere il massimo dalla luce” era un po’ più orchestrata; comunque, quando la luce è arrivata, avevo due postazioni con treppiede e fotocamera che funzionavano simultaneamente con solo 25-30 secondi di intervallo di tranquillo apprezzamento mentre l’otturatore era aperto!

Il mattino seguente, la luce era completamente diversa e il terso cielo blu ha offerto ancora un’altra opportunità di fotografare questo panorama unico. Per scattare queste foto ho usato il: 
treppiede Manfrotto 190go in fibra di carbonio con testa a sfera
, avevo anche il 
Manfrotto Befree Advanced
come secondo treppiede, con una Canon 5D mark IV e obiettivo da 16-35 mm. Inoltre, utilizzo il 
sistema filtri Xume di Manfrotto
che rende incredibilmente efficiente la sostituzione dei filtri, specialmente in scenari con enormi cambiamenti di luce. Preferisco il 
Manfrotto ND64

l’ND500
per ottenere il risultato liscio e vellutato finale.

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